Anche quest’anno, il Museo Mangini Bonomi rinnova la collaborazione con 5VIE Art + Design in occasione del Fuorisalone. Dal 16 al 25 aprile, in concomitanza con l’Art e la Design Week, la corte e l’ex androne del museo accolgono l’esposizione CLOSE UP. The Shapes of Time, realizzata da HoperAperta e a cura di Maurizio Barberis e Patrizia Catalano.
Nell’ex androne, sulla parete sinistra, sono esposte otto fotografie della serie Lichtung di Maurizio Barberis, che raffigurano alberi e paesaggi boschivi, stampate su carta acquerellabile.
Al di sotto, a terra, è collocata l’opera Fragments of Empire di Armando Bruno e Alberto Torres: una serie di sacchetti di plastica che conservano al loro interno frammenti di un’unica fotografia che, quando ricomposta, riproduce la celebre statua dell’Imperatore Augusto di Prima Porta.
Lo spazio è arricchito da una composizione sonora del sound designer americano Steve Piccolo, che trasforma l’ambiente in una suadente esperienza immersiva e multisensoriale.
Completa l’allestimento la lampada Sigillo di Carmelo Zappulla dello studio External Reference: una scultura luminosa concepita per connettere idealmente la cultura giapponese con quella mediterranea. L’opera è strutturata come un blocco geometrico e silenzioso di cristallo giapponese, che racchiude al suo interno una luce aranciata e calda come il sole del Mediterraneo. Realizzata in occasione della mostra Design Beyond Things per il Padiglione europeo dell’EXPO di Osaka 2025, funge da ponte poetico tra due mondi.
Nella corte del Museo trovano invece spazio la lampada monolitica e il tavolo in marmo Domestic Ritual di Duccio Grassi, sul quale sono adagiate le tre sculture Spiriti solidi, realizzate dallo stesso Grassi in bioplastica e fondi di caffè.
L’allestimento prosegue con l’elegante Black Hole Vase dello studio di architettura svedese Claesson Koivisto Rune.
Infine, su un trespolo è esposta la scultura in argilla Romantic Trap di Alfonso Fermia.
Queste opere di design e arte contemporanea instaurano un dialogo diretto con gli oltre 3700 ‘oggetti di vita’ custoditi nel nostro Museo, diventando parte di una narrazione che unisce memoria e contemporaneità. L’esposizione rilancia così lo storico dibattito sul valore delle arti applicate e decorative, per secoli relegate al ruolo di arti ‘minori’ e oggi riconosciute come ambito centrale della creatività contemporanea. Proponiamo quindi in questo Approfondimento un raccordo particolarmente suggestivo fra l’esposizione temporanea e alcuni tra i più curiosi ed eccentrici strumenti d’illuminazione storici delle nostre collezioni di lampioni, lampadari, candelieri, fanali, torciere e lampade: una varietà di manufatti che testimoniano l’ingegno e la manualità degli artigiani del passato.
Particolarmente curiosa è la lumiera portacandele seicentesca, in legno laccato oro e blu (inv. 1808, sala da pranzo, terzo piano). Caratterizzata da uno scenografico braccio, tipico del gusto teatrale barocco, mostra una mano scolpita che afferra con decisione un’impugnatura portacandela.
Di grande impatto visivo è anche la lampada a olio a due fuochi (inv. 2443, vetrina 11, sala B, primo piano), esemplare francese del Settecento in ottone e bronzo, modellato a forma di pesce e decorato con squame cesellate. Dalla bocca dell’animale si diramano due beccucci destinati ad accogliere gli stoppini.
Questi primi due oggetti mostrano come, anche nei manufatti della vita quotidiana, forma e funzione potessero unirsi dando vita a creazioni originali e suggestive.
Un autentico capolavoro è la lanterna da tasca in madreperla incisa (inv. 2837, vetrina 11, sala B, primo piano), realizzata in Francia a metà del XVIII secolo. Sebbene, da chiusa, possa apparire come un raffinato portacipria, la sua struttura nasconde un ingegnoso meccanismo pensato per i viaggiatori dell’epoca. Costituita da due dischi in madreperla con finiture in metallo dorato, la lanterna è dotata di un soffietto estensibile in carta che, una volta aperto, funge da paralume. Grazie alla sua forma piatta e compatta, l’oggetto poteva essere riposto comodamente nelle tasche degli abiti, rivelandosi al tempo stesso un accessorio di lusso e uno strumento pratico, indispensabile per orientarsi nell’oscurità.
Infine, la raffinata lampada francese a petrolio (inv. 1232, vetrina 11, sala B, primo piano), testimonia l’evoluzione tecnologica e funzionale ottocentesca. Il manufatto presenta una struttura a doppio bulbo in ottone e vetro blu cobalto, destinata a contenere il combustibile liquido. Di particolare pregio è l’elegante paralume in ferro a forma di conchiglia, espressione del gusto naturalistico del XIX secolo.
Questo dialogo ideale conduce fino alle lampade di design contemporanee, qui rappresentate da Sigillo. Il percorso narrativo evidenzia così l’evoluzione del progetto, dell’arredo e delle arti applicate, mostrando come ricerca estetica e funzionalità costituiscano un fil rouge che attraversa i secoli.
Francesco Albertini, storico dell’arte, assistente di Direzione


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