Ieri vi siete ricordati di spostare le lancette avanti di un’ora?
Noi sì! E per l’occasione vogliamo mostrarvi qualcosa di davvero curioso: i nostri porta-orologi! Al primo piano, nella vetrina 7 a sinistra, ne troverete circa trenta, tutti diversi e affascinanti, ciascuno con una storia da raccontare.
Storicamente, i porta-orologi erano piccoli arredi destinati a custodire ed esporre gli orologi da tasca, trasformandoli in veri e propri orologi da tavolo. Questi oggetti non erano soltanto funzionali: spesso molto elaborati e riccamente decorati, divennero anche un simbolo di prestigio sociale.
I primi esemplari comparvero dopo l’avvio della produzione in serie degli orologi da tasca nel Settecento, quando il loro uso si diffuse anche tra la borghesia. Venivano realizzati in maiolica, porcellana o, più frequentemente, in legno intagliato e dipinto. Questi manufatti, esempi di arte popolare e rustica, talvolta riproducevano in miniatura monumenti reali e si evolsero seguendo i gusti e gli stili dei diversi periodi. Nel XIX secolo, comparvero supporti a forma di orologi a pendolo, piccoli mobili o semplici casse intarsiate in tessuto, guscio di tartaruga, avorio o materiali metallici come bronzo e ferro. Con l’introduzione della lavorazione meccanizzata, questi oggetti divennero più semplici, accessibili e dal design lineare. Lo sviluppo dell’orologio da polso nel XX secolo provocò invece un drastico calo della domanda degli orologi da tasca e, di conseguenza, dei relativi supporti.
Gli esemplari conservati nel nostro Museo variano per materiali, epoche e tipologie, ma tutti risultano particolarmente interessanti. La maggior parte sono porta-orologi lignei, riccamente intagliati, laccati e dipinti, ma ve ne sono anche in bronzo, ghisa, ferro, ottone e vetro, quasi tutti in stile rococò, caratterizzati da motivi a spirale, festoni, colonnine, volute vegetali, fiori e conchiglie che incorniciano lo spazio circolare destinato all’orologio.
Tra i più curiosi, segnaliamo due porta-orologi lignei di manifattura veneta del XIX secolo: l’inv. 773, che purtroppo ha perso la doratura, con un gentiluomo assorto nella lettura di un libro, e l’inv. 2273, con un raffinato puttino dorato. Sono presenti, inoltre, due esemplari settecenteschi raffiguranti il Tempo, o dio Chronos, una figura maschile anziana, seminuda, con una lunga barba, falce, clessidra, libro e teschio, simboli della fugacità della vita. Uno è in legno inciso, laccato e dorato, realizzato in Francia (inv. 3201); l’altro, di manifattura milanese, è in maiolica bianca con dettagli dorati e comprende il Tempo accompagnato da figure marine, simile al bozzetto di una grande fontana monumentale (inv. 2398).
Molto interessante è l’inv. 2739, con una coppia di Titani, o telamoni, dai caratteri michelangioleschi, in legno laccato bianco, che sorreggono con sforzo la cassa circolare dell’orologio, sormontata da una rosa dorata. Di questo modello esistono numerose copie sul mercato antiquariale, per cui possiamo attribuirlo con certezza alla fine del XVIII secolo, realizzato in Val Gardena.
- Portaorologio, Inv. 773
- Portaorologio, Inv. 2273
- Portaorologio, Inv. 3201
- Portaorologio, Inv. 2398
- Portaorologio, Inv. 2739
Tra gli altri pezzi degni di nota segnaliamo un colorato porta-orologio in legno scolpito e laccato del Settecento che riproduce, in miniatura, più semplice e con lievi rielaborazioni, il celebre Monumento dei Quattro Mori di Pietro Tacca a Livorno (inv. 1247). L’opera è un esempio di come la grande statuaria monumentale italiana venisse reinterpretata in oggetti d’arredo funzionali destinati all’aristocrazia, spesso acquistati come raffinati souvenir dai viaggiatori del Grand Tour. Il manufatto poggia su una base quadrangolare su cui siedono due prigionieri, legati da catene che convergono verso la colonna centrale, sulla cui sommità si apre un oculo destinato a contenere un orologio da tasca. Pietro Tacca (Carrara, 1577 – Firenze, 1640), tra i principali scultori del Seicento e interprete del barocco toscano, si formò nella celebre bottega del Giambologna e fu membro dell’Accademia delle Arti del Disegno di Firenze. Tra il 1623 e il 1626 realizzò la sua opera più celebre: i Quattro Mori incatenati alla base del Monumento a Ferdinando I de’ Medici nella piazzetta della Darsena di Livorno. Le statue rappresentano quattro pirati saraceni catturati dall’Ordine di Santo Stefano, caratterizzati da torsioni accentuate, movimenti energici ed espressioni di sofferenza. Secondo la tradizione, Tacca avrebbe osservato direttamente alcuni prigionieri delle galere livornesi per rendere le sue sculture ancora più realistiche.
- Portaorologio, Inv. 1247
- Pietro Tacca, Monumento dei Quattro Mori, 1623-1626, Livorno
Infine, tra i porta-orologi più curiosi, segnaliamo due esemplari ottocenteschi che riproducono una portantina in miniatura: uno francese, in velluto e peltro laccato, decorato con dei putti (inv. 776), e uno toscano, in legno e cartone, con vetri e stanghe in bronzo dorato, rivestito in velluto e seta, con passamanerie dorate e dipinto con figure danzanti (inv. 777).
- Portaorologio, Inv. 776
- Portaorologio, Inv. 777
Vista la scarsità di bibliografia disponibile, invitiamo i nostri lettori appassionati e curiosi, che abbiano studiato o conoscono questa tipologia di oggetti, a segnalarci volumi o riferimenti utili per approfondirne lo studio.
Potete scriverci direttamente qui: https://www.museomanginibonomi.it/domande-e-contatti/
Durante le nostre ricerche, abbiamo inoltre scoperto che anche altri musei si stanno interessando a questi oggetti, come il Museo della Val Gardena (Museum Gherdëina), che nel 2019 ha organizzato la mostra Chronos & Kronos. La misura del Tempo e il tempo della Vita, esponendo una ventina di porta-orologi lignei gardenesi, in gran parte appartenenti al museo o concessi temporaneamente da collezionisti.
Francesco Albertini, storico dell’arte, assistente di Direzione











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